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  l’India è il paese dove la contraddizioni sono servite a cielo aperto e convivono gomito a gomito, senza pudori e mistificazioni. Vorremmo raccontare i numerosi volti dell'India attraverso una mostra fotografica e incontri dai temi diversi tenuti da persone legate profondamente a questo paese.
Il terribile dilemma di chi vive in India è quello di trovarsi ogni giorno, ogni momento di ogni giorno, di fronte alle brutali disuguaglianze della società di cui facciamo parte. Non posso dimenticarle, neppure per un istante. Godersi i piaceri quotidiani della vita – gli abiti che ci mettiamo addosso, le attività divertenti cui ci dedichiamo, la musica, il fatto di avere un tetto sulla testa, il pasto della sera – comporta la consapevolezza che altri non godono degli stessi privilegi. Ci hanno insegnato che la pace è il contrario della guerra. Ma è davvero così? In India la pace è una battaglia quotidiana per il cibo, un riparo e un po’ di dignità. Le fasce più povere della popolazione, i dalit e gli adivasi, hanno per lo più la pelle scura. Questo tipo di discriminazione funziona come un vero e proprio sistema di apartheid. Il mondo dispone di un capitale limitato, e chi se ne appropria lo sottrae a qualcun altro. Il Dio delle piccole cose è un libro che collega le realtà più minute a quelle più grandi. L’increspatura prodotta da un ragno piccolissimo sulla supericie di un laghetto o le sfumature luminose del chiaro di luna sul fiume e il modo in cui la storia e la politica irrompono nella nostra vita, nella nostra casa, nella nostra camera e nel nostro letto, coinvolgono i più intimi rapporti interpersonali: quelli tra genitori e figli, fratello e sorella, e così via. Se perdiamo di vista il significato di queste connessioni, tutto si trasforma in rumore, le cose diventano prive di senso, come un piano di studi orientato esclusivamente alla carriera accademica. In India stiamo lottando per mantenere il nostro lato selvaggio, gli ambiti non addomesticati dalla civiltà che ancora ci rimangono. In Occidente tutto ciò è sparito da un pezzo. Chiunque passi per strada non è altro che un codice a barre ambulante. Si può risalire alla provenienza dei vestiti, al loro prezzo, allo stilista delle calzature, ai singoli negozi dove è stato acquistato ciascun capo di abbigliamento. Ogni cosa è civilizzata, etichettata, valutata, numerata e sistemata al suo posto. In India invece il lato selvaggio continua a esistere: le profondità incontaminate della mente non indottrinata, piena di segreti non rivelati e di fantasie senza freni. È una realtà minacciata, ma lottiamo per conservarla. Non abbiamo bisogno di reinventarla. C’è già. È parte di noi. Arundhati Roy La mostra fotografica è una collettiva che si articola in 4 sezioni: I sommersi della Narmada di Danilo De Marco, Incredible !ndia di Pierpaolo Mittica, Breaking the myth dell’indiano Amit Dey e Colors of joy del belga Henk Jacobs. Per l'occasione sono stati pubblicati il Calendario 2009 di Danilo De Marco dal titolo "Narmada" e il catalogo della mostra che raccoglie immagini e testi dei quattro progetti fotografici. Le prime tre sezioni della mostra sono esposte in Corte Europa a Spilimbergo, dal 9 novembre al 21 dicembre 2008 e saranno visitabili con i seguenti orari: sabato, domenica e festivi 10-12.30 / 15-19, lunedì e venerdì 15-19. È possibile visitarla in altri orari nei giorni feriali telefonando al n. 0427 50880. La mostra Colors of joy presso la sala del caseificio in piazzetta Walterpertoldo 4 a Spilimbergo è visitabile nei giorni feriali con i seguenti orari: 8.30-12.30 / 14.30-18.30 e durante gli incontri fino alla fine della manifestazione. Per informazioni: Associazione culturale Il Caseificio - tel. 0427 50880 Il programma della manifestazione in pdf è scaricabile al seguente link |