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Andrzej Janczukowski gestisce un negozio di fotografia. È specializzato in servizi matrimoniali, ma vi può fare anche una fototessera. Alle pareti del suo studio sono appesi decenni di cerimonie, persone in posa con la faccia seria accanto a centinaia di scatole di tè, pure in vendita nel suo negozio. La famiglia di Andrzej è una famiglia di fotografi e vive a Oświęcim da circa centocinquanta anni.
Jadwiga Kubica cucina per l’Inka Bar, la trattoria dove gli abitanti del luogo possono avere una zuppa di cavolo per pochi złotych. Jadwiga prepara zuppe da più di mezzo secolo. Prima era in un campo di sterminio tedesco. Evelina, la diciannovenne con il teschio e le ossa incrociate sulla maglietta, lavora al Pizza Hit sulla piazza principale. Un grosso blocco di cemento risalente all’epoca socialista domina il centro della piazza. Prima dell’arrivo dei tedeschi, ad adornare la piazza c’era una fontana. Janusz Marszałek è il sindaco. Non essendoci molte industrie in città, né nei dintorni, ha deciso che il turismo sarà il suo prossimo obiettivo. Ma quali turisti visiterebbero una città con un nome così tremendo? Simone Mangos non è arrivata a Oświęcim da turista. Voleva uno sguardo sulla vita di tutti i giorni, sui cittadini immersi nel loro tran-tran, sulla gente comune cui è capitato di nascere e vivere in una città con un nome divenuto sinonimo di omicidio di massa industrializzato. Mangos arrivò a Oświęcim nel novembre 2008 con in tasca un biglietto in polacco in cui spiegava il suo desiderio di fotografare Oświęcim e i suoi abitanti per fare un ritratto della città. Notò prima di tutto che molte persone, in particolare della generazione più anziana, non gradivano l’idea. Poi scoprì molti giovani prontissimi a posare, come fossero stati scelti per una rivista di moda. Niente del genere. Mangos voleva registrare il vero aspetto di Oświęcim – sapendo che solo l’immediatezza della fotografia avrebbe saputo trasmetterlo. Arrivando ad Auschwitz ci si sente confusi. Prima di tutto si scopre che in realtà si chiama Oświęcim – un nome polacco. Si vedono gli abitanti al lavoro nelle banche intorno alla piazza, gestire fast-food, saloni di parrucchiere o vendere automobili, eppure tutto sembra irreale. È quasi impossibile riconciliare la banalità della vita quotidiana con la straordinarietà mostruosa del luogo. È come se chi ci abita venisse da un altro pianeta. A Mangos interessa l’attrito tra l’esperienza autentica degli avvenimenti storici (per qualcuno una parte indimenticabile e tragica di sé), e l’oblio graduale degli stessi avvenimenti da parte di chi non ne ha avuto esperienza diretta o li considera addirittura inimmaginabili. Mangos ha ricevuto da Ikona Gallery di Venezia l’invito a realizzare un lavoro nel più antico ghetto ebraico del mondo. Still Lives è la sua risposta. Inaugurazione martedμ 27 gennaio ore 18.00 Presso IKONA GALLERY campo del ghetto nuovo, Cannaregio 2909 - Venezia Dal 28 gennaio al 22 marzo 2009 Orari dalle ore 11.00 alle 19.00 (chiuso il sabato) Informazioni: tel. +390415289387 - e-mail.
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